Guida alla lettura dell’etichetta del vino

La parte più importante di una bottiglia di vino è l’etichetta: è la sua carta d’identità, la contraddistingue e racconta la sua storia prima ancora della degustazione. In molti casi la reputazione e la fama di un vino possono precederlo, ma controllare l’etichetta è fondamentale per fare proprie delle informazioni decisamente rilevanti. Per potersi definire dei veri intenditori di vino non è sufficiente quindi riconoscere le proprietà organolettiche che si percepiscono al naso ed al palato, ma anche essere in grado di leggere le note presenti sull’etichetta e sapere quindi a priori che cosa aspettarsi e di che vino si tratta.

L’etichettatura del settore agroalimentare, di cui il settore vinicolo fa parte, è regolamentata dal Reg.UE 1169/2011, il quale è basato molto sulla veridicità e verificabilità delle informazioni. Esse devono necessariamente essere verificate e quindi sottoposte ad un processo di certificazione. L’etichetta di un vino costituisce uno strumento di consapevolezza, consente di identificarlo in maniera univoca. Stando alla normativa attualmente vigente, ogni etichetta deve contenere delle informazioni obbligatorie, alle quali possono essere aggiunte altre facoltative. Per avere garanzie sulla qualità di un vino è dunque importante che nella sua etichetta siano presenti almeno le specifiche obbligatorie per legge.

Queste specifiche possono essere riportate nel retro della bottiglia, oppure sul collarino. La posizione non è importante, tuttavia è necessario che queste siano raggruppate nella stessa posizione, così da poterle leggere senza ruotare la bottiglia.

Denominazione di vendita

È considerato vino e può essere riportato con questo nome nell’etichetta quello che ha un contenuto alcolico che va dal 9% al 15%, un’acidità totale almeno di 3,5 g/l, ma soprattutto che è stato prodotto mediante la fermentazione alcolica, parziale o totale, di uve fresche o di mosti d’uve.
Nelle etichette si può quindi leggere la denominazione vino rosso, bianco o rosato, o il nome geografico di una zona viticola seguito dalla diciture Denominazione di Origine Controllata e Garantita, Denominazione di Origine Controllata o, ancora, Indicazione Geografica Tipica. A tal proposito è bene sapere che per questa categoria di vini appena citata, DOCG, DOC e IGT, è fatto obbligatorio indicare anche la relativa annata.
 Inoltre, per i vini varietali, che sono quelli che derivano per almeno l’85% dalle uve del vitigno menzionato in etichetta, basta scrivere solo il nome del vitigno, accompagnato eventualmente dal colore. I vitigni internazionali di cui stiamo parlando sono lo Chardonnay e il Sauvignon per quanto riguarda i vini bianchi e il Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah per i vini rossi.

Paese di produzione

Per valorizzare i paesi produttori di vino, l’Unione Europea ha reso obbligatoria l’indicazione del paese di produzione. Sono ammesse varie forme, come “vino italiano”, “prodotto italiano”, “vino prodotto in Italia” o varianti che consentano di comprendere senza dubbi il paese di produzione.

Azienda imbottigliatrice

Spesso, ma non sempre, corrisponde all’azienda produttrice. È fondamentale quindi scrivere e comunicare l’azienda che ha seguito il processo di imbottigliamento in quanto è la responsabile legale del prodotto. Trattando per ultima il vino e le bottiglie, l’azienda imbottigliatrice rappresenta l’ultimo anello della catena produttiva ed è quindi quella più vicina al consumatore, nonché quella che risponde in caso di problemi.

Titolo alcolometrico volumico

Si tratta del valore del grado alcolico, o più precisamente della percentuale di alcool puro sul volume totale di vino presente in bottiglia.



Volume nominale

Espresso in ml, cl e l, il volume nominale è l’espressione della quantità di vino presente nella bottiglia.

Lotto di imbottigliamento

Si trova indicato con la lettera L seguita da un numero; serve per raggruppare le bottiglie che sono state confezionate in un brevissimo arco di tempo, caratterizzato dalle stesse identiche condizioni.



Eventuale presenza di allergeni

La dicitura “contiene solfiti” significa che per la chiarifica del vino si è utilizzata, o prodotta, anidride solforosa, ma anche uova o latte, e che la relativa concentrazione è maggiore di 10 mg/l.

Come accennato, le informazioni da apporre nell’etichetta servono principalmente per tutelare il consumatore da frodi. I vini di Denominazione di Origine Controllata e Garantita, che sono al vertice della piramide dei vini italiani, sono quelli sottoposti a maggiori adempimenti burocratici e quindi anche dalle etichette più ricche di informazioni. Essi hanno anche un contrassegno speciale, comunemente chiamato “fascetta”, che viene stampato direttamente dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato. Il contrassegno serve per la tracciabilità, è infatti un codice alfanumerico che digitandolo in alcune sezioni apposite rilascia una serie di informazioni, tra le quali il nome dell’azienda imbottigliatrice e la data in cui l’imbottigliamento ha avuto luogo.